C’è un galateo dei matrimoni gay?

Giugno il mese del primo caldo, dell’inizio dell’estate, delle prime ferie, ma è anche il mese del Pride. In molti paesi del mondo, in questo mese, si ricordano infatti le prime rivolte e si celebrano le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender, i loro diritti e il loro contributo alla società e al mondo. 

Tra i loro diritti anche in Italia c’è il matrimonio… e se c’è un matrimonio c’è anche il galateo del matrimonio gay?

Assolutamente sì! Anche se la sua giovane vita non ha ancora imposto tradizioni e consuetudini.

Molti pensano che il galateo sia come un vecchio codice polveroso, una disciplina antiquata e sterile ma come abbiamo visto fino ad ora non è assolutamente così, al contrario è una sensibilità in continuo aggiornamento e fortunatamente in continua evoluzione. 

Vern L. Bullough, diceva, che già tra i babilonesi probabilmente esisteva una forma di unione tra persone dello stesso sesso, infatti, negli "almanacchi degli incantesimi" erano riportate formule magiche per incentivare l'amore sia eterosessuale sia omosessuale

Ma veniamo a noi:

Primo punto sono gli inviti e le partecipazioni che seguiranno i consigli del matrimonio senza scrivere mai a nome della famiglia ma a nome della coppia. Può essere un gesto gentile fare due tipi di invito: nel primo sarà scritto che lo sposo X e lo sposo Y inviteranno all’unione, questi inviti saranno spediti agli amici e i famigliari di X, nel secondo si scriverà l’inverso lo sposo Y e lo sposo X inviteranno all’unione e questi inviti saranno inviati agli amici e famigliari di Y.

Le decorazioni della sala sono spesso concesse (ma non sempre) per ingentilire le sale comunali spesso spoglie e fredde, i colori che si possono scegliere non sono necessariamente quelli chiari, sono però sconsigliate le rose rosse e le decorazione arcobaleno; queste ultime sicuramente hanno un forte valore simbolico ma esteticamente non sono il massimo. 

Una buona maniera sicuramente è quella di liberarsi di alcune tradizioni per non rendere questa cerimonia un’imitazione ma una nuova esperienza ricca di gioia e positività, per cui solitamente si evitano le classiche marce nuziali e si scelgono melodie più legate alla coppia.

Un punto molto discusso è rappresentato dalle spese del matrimonio. In questo caso non abbiamo il problema della sposa e dello sposo, quindi la divisione può essere in accordo tra le famiglie. Nella maggior parte delle occasioni però le spese sono sostenute dalla coppia stessa che, eventualmente, può essere aiutata da un contributo dalle famiglie. 

Mentre per il cognome la nuova coppia è totalmente libera, trovo assolutamente democratica la scelta di prendere entrambi il cognome dell’altro, oppure tenere solamente il proprio. 

Importante al centro della celebrazione saranno gli sposi, per tale ragione se qualche ignorante non è d’accordo sarà un piacere accompagnarlo alla porta e non invitarlo. Nessuno vuole ferire i sentimenti di un povero omofobo quindi tuteliamolo dando l’invito ad una persona degna di vivere nella contemporaneità.

Ultimo punto è l’abito, su questo ho visto davvero tante soluzioni, alcune più classiche e alcune più estroverse. Sicuramente non ci sono le proibizioni e le consuetudini del matrimonio in chiesa ma un po’ di classicità non guasta mai, così come un po’ di egocentrismo. Sicuramente è buona pratica accordarsi sul grado di formalità e magari concordare su un accessorio coordinato comune.

Abbiamo visto qualche consiglio per l’organizzazione della cerimonia ma credo sia corretto mettere in luce alcuni punti da tenere presenti quando siamo invitati. Le unioni civili non sono un matrimonio di serie B quindi si terrà conto delle esigenze della coppia, si rispetterà il codice di abbigliamento richiesto e si avrà lo stesso contegno e rispetto che avremmo in un matrimonio a Notre Dame a Parigi. Capita spesso che questo tipo di celebrazioni siano vissute dagli invitati come un party qualunque, una festa simpatica a cui partecipare. Questo è sbagliato e discriminatorio.

Anche il regalo avrà la stessa importanza e consistenza degli altri matrimoni, nella legge del dono esiste l’ugual dignità e non siamo sicuramente noi a decidere quale unione debba prendere un nostro amico o una nostra amica.

Purtroppo manca una cultura alla diversità e spesso in queste occasioni, l’imbarazzo portato dalla nostra inadeguatezza, ci fa commettere numerosi errori, come ad esempio essere intimiditi oppure cadere in ironie offensive con frasi del tipo: “peccato che sei gay” oppure “che spreco, quanto sei bella” e via dicendo. Queste sono cose che non andrebbero mai dette e, soprattutto, mai pensate. Non si dovranno fare domande sciocche come chiedere quando la persona è diventata gay oppure i ruoli o abitudini della coppia. Prima delle etichette ricordate che esistono sempre e solo le persone, da conoscere, scoprire, amare e anche detestare.


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