Il Galateo e le mance

Parlando di mance tutti sanno, o pensano di sapere, che cosa siano e quale sia il significato di questa usanza. C’è chi ritiene che lasciare la mancia sia un atto dovuto, chi lo considera come il ringraziamento per un buon servizio, chi lo vive come un insulto e chi definisce quest’azione una derivazione del sistema capitalistico americano, in pochi si chiedono però da dove nasca l’usanza di lasciare la mancia e cosa dicano il Galateo e Buone Maniere al riguardo.

 

Dal punto di vista delle buone maniere e del galateo la mancia si qualifica come un atto di ringraziamento le cui regole cambiano a seconda del luogo in cui ci troviamo.

Spiacente di deludere quanti sono convinti che lasciare la mancia alla fine di un servizio sia una consuetudine importata dagli stati uniti insieme ai jeans e alle gomme da masticare; questa infatti sembra avere radici molto più antiche, per le quali non si è del tutto concordi: c’è chi fa nascere il nome e l’uso dal termine latino mano, utilizzato in senso di “regalo” offerto per i servizi ricevuti, anche detto “buonamano”. Altri fanno derivare il termine mancia dal francese manche e dall’usanza medievale delle giovani dame di omaggiare i cavalieri offrendogli il pezzo della loro veste, corrispondente alla manica. L’usanza di lasciare la mancia sembra, comunque, si sia diffusa in tempi in cui il pagamento previsto nei confronti della servitù prevedeva esclusivamente vitto, alloggio e un vestito nuovo che sarebbe dovuto durare un intero anno. Dato che le maniche di quest’ultimo erano le prime a rovinarsi, il padrone di casa era solito elargire una “mancia” che permetteva al servo di comprare maniche di ricambio.

Il significato e la funzione della mancia con il tempo sono cambiati al punto che oggi la parola francese utilizzata per indicare quest’atto di ringraziamento è pourboir, che non ha niente a che fare con la parola manche, ma è stata messa in relazione con la locuzione pour boire (per bere) che, almeno negli intenti, pare vicina alla parola greca usata per indicare la mancia, la quale viene definita con il termine greco filodorima (dono ad un amico).

In Europa l’uso di lasciare la mancia non è obbligatorio; inoltre sembra che, secondo alcuni sociologi, tale uso si stia perdendo, considerato da alcuni come una sorta di retaggio del rapporto tra padrone e servo e come un gesto poco elegante.

Il Galateo e le Buone Maniere non possono che prendere le distanze da tale visione almeno fino a quando, speriamo non accada mai, anche il semplice “grazie” non verrà considerato un atto poco elegante. A meno che non vi troviate in Giappone, dove dare la mancia è considerata un’azione offensiva, questa si qualifica come un ringraziamento e un apprezzamento personale nei confronti del lavoro svolto dalla persona che la riceve. Se pensiamo un attimo a una serata al ristorante o in pizzeria, a parità di cibo e di contesto, la vera differenza la fanno le persone; un servizio cordiale e il fatto di dedicare del tempo per rispondere alle domande del cliente con il sorriso, facendolo sentire a proprio agio come a casa sono atti di cortesia che non fanno parte del lavoro di un cameriere, di un receptionist, dei facchini di un hotel, così come correre per recapitare una pizza ancora calda non è tra i compiti di un fattorino per il quale basterebbe rispettare le tempistiche richieste dalla pizzeria o dal ristorante d’asporto. Troppo spesso il cliente pensa che la cordialità sia una cosa dovuta a prescindere. Se c’è qualcosa di davvero poco elegante, identificabile come il retaggio del rapporto tra padrone e servo invece, è il ritenere che qualcuno, anche nell’ambito di un lavoro, sia tenuto a sorriderci e a impegnarsi anche oltre le sue possibilità per farci sentire a nostro agio, solo perché abbiamo pagato; allo stesso modo è profondamente maleducato pensare che il semplice fatto di lasciare una lauta mancia ci dia diritto a trattamenti speciali anche a fronte di un nostro atteggiamento sgradevole. 


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