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Il galateo della tavola nell’antica Roma

L’importanza rivestita dal banchetto nell’antica Roma è testimoniata da numerose fonti che riportano alcune regole di buone maniere e regole di comportamento che anche gli antichi romani erano soliti rispettare nel contesto di una cena formale. I pasti più importanti per i romani erano la colazione - ientaculum - che veniva consumata privatamente cibandosi di quelli che erano stati gli avanzi del giorno precedente; il pranzo – pransus o prandium – spesso consumato velocemente fuori casa e la cena – coena –. Quest’ultima assumeva un carattere molto più conviviale, legato alla vita sociale e per tale ragione doveva rispondere a regole precise che ne ordinavano lo svolgimento.

 

  • Orario. La cena nell’antica Roma iniziava normalmente verso le 3 o le 4 del pomeriggio per concludersi al calar del sole. Tutte le cene avevano termine più o meno alla stessa ora indipendentemente dal fatto che si fosse iniziato prima o dopo le 3. Più presto ci si sedeva a tavola e più si straviziava, per tale ragione colui che si metteva a cena a mezzogiorno era considerato vizioso.
  • Gli inviti. Una sala triclinare generalmente conteneva tre triclini da tre posti ciascuno intorno al tavolo per un totale di nove commensali. Tuttavia nelle dimore dei più abbienti le sale triclinari potevano contenere anche più invitati, così che i grandi banchetti si spinsero fino a radunare centinaia di persone. La partecipazioni alle cene era importantissima per la vita sociale dell’uomo romano al punto che, a meno di non avere ospiti a casa propria, era indispensabile andare a cena da qualcuno. In alcuni casi quando si veniva invitati a cena era possibile invitare altre persone; questi ospiti non direttamente invitati dal padrone di casa, che prendevano il nome di umbrae, non sedevano come gli altri commensali sul triclinio bensì su semplici sgabelli e sedie. 
  • Assegnazione dei posti. Come in seguito e in altre culture, l’assegnazione di posti era legata a principi di prestigio personale: all’ospite più prestigioso spettava la posizione di sinistra del triclinio centrale, il locus consularis, mentre il padrone di casa si posizionava alla sua destra.
  • L’igiene. La cena nell’antica Roma era preceduta dal lavaggio delle mani; questo era sovente combinato con l’usanza di detergere e profumare anche i piedi degli ospiti. Tale lavaggio veniva fatto da uno degli schiavi di casa 
  • L’abbigliamento. La vestis coenatoria romana era un abito in lino leggero e colorato, comodo e ampio in modo da permettere un’agevole libertà di movimento, ai piedi si portavano le solae che altro non erano che comodi sandali adatti all’uso domestico. La veste riservata ad eventi meno formali era invece la synthesis che consisteva in una sorta di corpetto attillato.
  • Il menù. La cena nell’antica Roma era divisa in due parti. La prima costituiva il pasto vero e proprio composto da cibi solidi e bevande; nella seconda parte si continuava a bere mentre gli ospiti erano intrattenuti da attrazioni di vario genere. Il banchetto cominciava con una gustatio, una sorta di antipasto durante il quale venivano serviti cibi leggeri quali uova, zucche, verdure, polli e ostriche accompagnati da vino. Alla gustatio seguiva la mensa prima costituita da un piatto di pesce, carne e verdure; a questa seguiva una seconda portata detta altera cena composta da arrosti che potevano essere cucinati direttamente davanti agli invitati. L’ultima portata era detta secundae mensae e comprendeva dolci, frutta fresca e frutta secca.
  • Le donne. Le donne in questo contesto non rivestivano le vesti della “padrona di casa” come oggi la intendiamo; non erano loro infatti ad occuparsi degli inviti, non ricevevano gli ospiti e non conducevano la conversazione. Infatti, sebbene le donne in epoca romana godessero di molta libertà, quello del banchetto può essere definito come un momento di socialità prettamente maschile, solo in alcuni casi imperatrici e dame altolocate partecipavano a queste riunioni.

Micaela Canopoli

Docente corso buone maniere per ragazzi

 

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